Ci sono scelte che sembrano nostre fino a quando proviamo a immaginare di compierle senza poterle raccontare a nessuno. Un lavoro desiderato perde improvvisamente fascino se temiamo che non venga considerato abbastanza importante, un modo di vestirci ci piace, ma lo abbandoniamo appena anticipiamo il giudizio di chi ci conosce, vorremmo esprimere un’opinione, iniziare qualcosa di nuovo, interrompere una relazione diventata sterile, eppure prima ancora di domandarci che cosa sentiamo ci chiediamo come appariremo agli occhi degli altri. Non sempre questa dipendenza dallo sguardo esterno è evidente, possiamo considerarci autonomi e, nello stesso tempo, organizzare una parte importante della nostra vita intorno a reazioni che non sono ancora avvenute. Prevediamo delusione, ironia, disapprovazione o incomprensione, poi ci comportiamo come se quelle reazioni fossero già realtà, l’altro non ha bisogno di impedirci nulla, abbiamo imparato a farlo al suo posto. È così che lo sguardo ricevuto può trasformarsi in uno sguardo interiore, non sentiamo più una voce esterna che ci dice chi dovremmo essere, perché quella voce ha assunto il nostro tono. Diciamo «non fa per me», «ormai è tardi», «non sono il tipo di persona che può farlo», senza accorgerci che molte di queste conclusioni non descrivono ciò che siamo, descrivono il confine entro il quale abbiamo imparato a essere riconoscibili e accettabili. Il problema non è tenere conto degli altri, vivere senza lasciarsi mai toccare da uno sguardo, da una critica o da un consiglio non sarebbe libertà, ma chiusura, la difficoltà nasce quando lo sguardo altrui smette di essere una prospettiva tra le altre e diventa il tribunale davanti al quale dobbiamo dimostrare continuamente il diritto di essere ciò che siamo.
La nostra identità non si costruisce in solitudine, impariamo a riconoscerci anche attraverso le risposte delle persone che ci circondano. Un bambino che viene incoraggiato quando esplora può associare la curiosità a qualcosa di legittimo, chi viene apprezzato soprattutto quando non crea problemi può imparare che essere amabile significa adattarsi, chi riceve attenzione soltanto attraverso risultati, disponibilità o obbedienza può cominciare a pensare che il proprio valore debba essere continuamente guadagnato. Non tutto nasce nell’infanzia e non tutto dipende…
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