Accade quasi senza che ce ne rendiamo conto, leggiamo una notizia, ci fermiamo davanti a un’immagine, proviamo incredulità, dolore, forse rabbia. Per qualche minuto ciò che è accaduto occupa interamente il nostro pensiero, poi la giornata riprende, arrivano, un messaggio, una telefonata, un impegno, un’altra notizia, quello che sembrava impossibile da dimenticare comincia già ad allontanarsi. Non significa necessariamente che siamo diventati insensibili, la mente non può rimanere costantemente esposta a tutto il dolore che incontra, per continuare a vivere, deve selezionare, limitare, prendere distanza, ma esiste una differenza tra proteggerci da ciò che non possiamo contenere e abituarci a non vedere più la sofferenza che ci vive accanto.
La tragedia di Pietralata, con tre vite spezzate all’interno di una casa, non può essere trasformata in una spiegazione costruita dall’esterno, non conosciamo fino in fondo ciò che quelle persone stavano vivendo, quali pensieri abbiano attraversato le loro giornate, quali aiuti siano stati cercati, ricevuti o percepiti come irraggiungibili. Cercare una causa semplice servirebbe soprattutto a rassicurare…
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